Autostrade: senza valori non c’è gestione di crisi

Nelle ore e nei giorni successivi al tragico crollo del Ponte Morandi ho scritto diversi articoli sulla gestione di crisi e sugli errori commessi. Ma se fino ad oggi si poteva sospendere il giudizio su Autostrade, Atlantia e la famiglia Benetton, le nuove intercettazioni telefoniche e l’arresto dell’ex AD Castellucci e di diversi altri manager ci permettono di trarre un importante conclusione: senza “valori” non c’è gestione di crisi che tenga.

Gli elementi della gestione di crisi

Una corretta gestione di crisi si basa su diversi elementi. Tra questi la definizione di una organizzazione e di procedure, la formazione continua e l’allenamento. In una situazione di crisi questi elementi concorrono a far guadagnare tempo nella riflessione e nella messa a punto delle azioni di risposta. Il sistema permette, come dico sempre, di creare degli automatismi e consente all’organizzazione di sviluppare i giusti riflessi nel momento giusto. Il sistema poi deve essere integrato con un efficace processo di comunicazione di crisi che ha una funzione di accompagnamento alle azioni. Ma che è efficace solo se le azioni sono quelle “giuste”. Come diceva John D. Rockefeller “oltre a fare la cosa giusta, la cosa più importante è far sapere alla gente che stai facendo la cosa giusta”.

Un sistema marcio

Quello che nessun programma di preparazione alla gestione di crisi può però fare è cambiare i valori dell’impresa. E in una situazione di crisi i valori dell’impresa, così come quelli del management chiamato a pilotarla, sono come una bussola. Ti puntano nella direzione giusta. Le intercettazioni delle conversazioni dei manager Atlantia e Autostrade così come l’attivismo dell’ex AD Castellucci ci restituiscono l’immagine di persone e aziende senza valori.

Come Gianluca Di Feo ha scritto oggi su Repubblica “non era marcio solo il Ponte Morandi ma l’intero sistema che gestiva e controllava la parte più consistente delle autostrade italiane. (…) Una politica imprenditoriale volta alla massimizzazione dei profitti mediante la riduzione e il ritardo delle spese per la manutenzione a scapito della sicurezza pubblica”. Più passava il tempo meno manutenzioni si facevano così si distribuivano più utili per rendere Gilberto Benetton e tutta la famiglia contenti, racconta l’AD di Edizioni Holding Gianni Mion in una intercettazione. Quella famiglia che il 14 agosto 2018 e i giorni successivi non ha avuto il coraggio di “metterci la faccia”.

Valori sulla “carta”

Non deve quindi sorprenderci che la gestione di crisi del crollo del Ponte Morandi da parte del Gruppo sia stata disastrosa. I valori delle società del Gruppo Benetton espressi sui rispettivi siti non sono valori. Sono parole vuote, senza significato.

Sul sito Benetton:

“un Gruppo responsabile che progetta il futuro e vive nel suo tempo, attento all’ambiente, alla dignità delle persone e alle trasformazioni della società”. “Benetton Group è da sempre impegnato per conciliare crescita economica e impegno sociale, competitività e attenzione all’ambiente, business ed etica. Le persone – i loro valori morali, la quotidiana capacità di lavoro, il loro desiderio di guardare al futuro ed essere migliori – sono al centro di ogni programma e azione con l’obiettivo, passo dopo passo, di essere sempre più attivi e responsabili, a partire dall’identificazione di aree di eccellenza e possibili aree di miglioramento.”

Sul sito Atlantia:

“Il nome di Atlantia, che si ispira al mito di Atlante, colui che secondo la mitologia greca era stato comandato da Zeus a sorreggere il peso della volta celeste, richiama i caratteri di globalità, forza, solidità e responsabilità che contraddistinguono l’operato del Gruppo.”

“Il sistema di governo e di controllo societario è incentrato sul concetto di equilibrio nella rappresentanza e nei ruoli degli organi sociali, sul dialogo costante con la comunità allargata degli stakeholder e sulla trasparenza, sia verso il mercato che nelle procedure interne”.

Sul sito Autostrade:

Valori: trasparenza, qualità, responsabilità, performance.

“Walk the Talk”

Un interessante studio condotto a luglio dall’MIT Sloan School intitolato “When It Comes to Culture, Does Your Company Walk the Talk?”, e proposto in questo articolo del Financial Times ha messo in evidenza come spesso i comportamenti aziendali sono in conflitto con i valori elencati nelle visioni o nei mission statements. Fornire linee guida che allineano comportamenti ai valori è una delle raccomandazioni che emergono dallo studio della business school americana.

Certo che se il top management non fa suoi e “vive” i valori che l’impresa dice di rappresentare c’è poco da fare. La cartina tornasole si presenterà alla prima crisi.

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