L’esercito svizzero e il Covid-19: una comunicazione di crisi chiara

Nel corso degli ultimi 3 mesi abbiamo assistito a conferenze stampa, briefing e discorsi alla nazione da parte di numerosi Capi di Stato e di Governo. Il tema: il Coronavirus Covid-19. Ecco qualche lezione dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Svizzero.

Come tutti ormai sappiamo in situazioni di crisi la comunicazione gioca un ruolo molto importante e sarà quindi interessante nei prossimi mesi dedicare tempo per analizzare alcuni degli interventi sia sotto il profilo dei contenuti sia delle coreografie. Questo per aiutarci a riflettere, imparare e si spera anche a migliorare.

Oggi condivido alcune riflessioni su un intervento che mi ha colpito e fatto pensare. E’ quello di Raynald Droz, brigadiere dello Confederazione Elvetica e Capo di Stato Maggiore del Comando Operazioni in occasione dei briefing di aggiornamento quasi giornalieri sul Covid-19 organizzati dal Consiglio Federale e tenutosi sabato 11 aprile a Berna.

Per inciso il Comando Operazioni dell’Esercito è responsabile della pianificazione e della condotta di tutte le operazioni e di tutti gli impieghi dell’Esercito svizzero, sia in Svizzera sia all’estero.

Un aspetto particolarmente interessante ai fini dei temi che mi interessano sono i compiti che rientrano nella posizione del Brigadiere Droz. Tra i principali vi è anche la Gestione delle crisi Difesa e il Servizio d’informazione geografico-militare Difesa.

L’intervento (il video che trovate sotto è in francese ed è stato da noi sottotitolato) di cui parlerò tra un attimo dovrebbe – visto con un’ottica italiana – metterci diverse pulci all’orecchio.

E non nascondo che alcune di queste pulci saranno oggetto di una mia più approfondita riflessione su come l’Italia ha risposto all’epidemia.

Intanto apro subito prima una piccola parentesi. L’uso di un linguaggio “militare” (guerra, battaglia, nemico invisibile, ecc…) per descrivere la lotta al Covid-19 è stato fonte di molte critiche in Italia. E anche questo sarà sicuramente un altro aspetto sul quale sarà interessante riflettere.

L’integrazione dell’esercito nel dispositivo

L’intervento del brigadiere Raynald Droz è a mio giudizio molto interessante. In primo luogo dimostra la perfetta integrazione dell’Esercito svizzero nel dispositivo di risposta di crisi sviluppato dalla Confederazione Elvetica.

E anche questo – se gli spunti precedenti non bastavano – deve per noi essere un altro elemento di riflessione. Questo perché in Italia invece la decisione del Governo di coinvolgere l’Esercito è stata aspramente criticata.

La qualità dell’intervento

Il secondo aspetto interessante mi sembra la qualità dell’intervento. In poco più di 5 minuti l’ufficiale fornisce un aggiornamento chiaro e risponde anche a critiche e polemiche sollevate dai media e da alcuni commentatori circa l’operato delle forse armate.

Gli aspetti di gestione di crisi

Il terzo aspetto riguarda nello specifico gli aspetti di gestione di crisi. E qui emergono chiaramente diverse sfaccettature: la rigorosa pianificazione e preparazione, la capacità di mobilitazione rapida, la necessità di anticipare, la necessità di monitorare costantemente l’evolversi della situazione, la chiarezza degli obiettivi da perseguire. Tutti aspetti cruciali della vita militare ma che lo sono anche nella gestione di qualsiasi tipo di crisi. Anche a livello aziendale.

Uno schema organizzativo chiaro

Un altro aspetto interessante sollevato dal Brigadiere Droz nel corso del suo intervento è quello della subordinazione dell’Esercito alle direttive impartite dalle autorità civili/politiche. Questo denota un schema organizzativo chiaro e non soggetto quindi ad interpretazioni circa la sua legittimità.

Bellissima infine la citazione finale:

In ogni caso tutto quello che facciamo prima della crisi sembra allarmista e tutto quello che facciamo dopo sembra inadeguato.

Brigadiere Raynald Droz, Capo di Stato Maggiore Esercito Svizzero

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