Costa Concordia e Ponte Morandi, responsabilità e capi espiatori

Riferendosi al naufragio della Costa Concordia e a due documentari che “tentano di un dare un senso ad un dramma che un senso non ha”, Aldo Grasso scrive oggi sul Corriere della Sera che “Il concetto di responsabilità è uno dei principi più preziosi che abbiamo perduto, tanto c’è sempre qualcuno che discolpa o giustifica”. Quella notte di dieci anni fa “era saltata la catena di comando, da Genova all’Isola del Giglio. Schettino è diventato il capo espiatorio, ma tutti sapevano, a terra e in mare”.

Costa Concordia e Ponte Morandi

Che cosa collega il dramma della Costa Concordia a quello del crollo del Ponte Morandi? Forse il filo sottile che collega queste due tragedie è proprio quello della “responsabilità” e dei capi “espiatori”. Sono tornato a riflettere su questo tema dopo aver riletto quanto avevo scritto all’epoca sul naufragio della Concordia – e sulle responsabilità mai assunte da Costa Crociere che aveva scelto invece di scaricare immediatamente il suo Capitano addossandogli tutte le colpe – e dopo aver ascoltato l’intervento che Alessandro Benetton ha affidato al suo canale YouTube fresco di nomina a presidente della holding di famiglia Edizione. Un discorso corporate, tutto tranne che spontaneo, nel corso quale ha parlato di “discontinuità rispetto al passato”.

Si tratta di un caso interessante perché a leggere sui giornali online le sue dichiarazioni ci si crea una percezione, probabilmente benevola rispetto ai contenuti del suo discorso, ma a guardare il video la percezione è completamente diversa. Parto dal presupposto che effettivamente Alessandro Benetton rappresenti o desideri rappresentare la discontinuità nella gestione degli affari di famiglia e che – come lui stesso dice – si è spesso trovato in disaccordo con altri membri della sua famiglia fino a lasciare la presidenza di Benetton e fondare 21 Invest. Non ho motivo di pensare che Alessandro non sia un ottimo e capace manager. Ma sulle scelte di comunicazione della famiglia Benetton continuo a nutrire forti perplessità.

Recita a soggetto e comunicazione non verbale

Intanto mi chiedo perché un manager capace non sia in grado di imparare a memoria un discorso di 3 minuti e debba invece ricorrere alla lettura di testi posizionati dietro alla telecamera e ad un fastidioso lavoro di editing del video al ritmo di un taglio ogni 7 secondi circa. A prescindere da questi aspetti “tecnici” che comunque giocano un ruolo importante nella dimensione “non verbale” della comunicazione e contribuiscono quindi a costruire nell’ascoltatore una “percezione”, quello che trovo più interessante è il passaggio sulla tragedia di Genova.

Lo scarico di responsabilità 

Qui la discontinuità sarebbe emersa se Alessandro Benetton si fosse esplicitamente assunto la responsabilità dell’accaduto. Invece, così come fece Costa Crociere dieci anni fa, ha preferito scaricare le responsabilità sui suoi manager: “gli errori sono stati fatti prima: quando si è scelto di dare troppe deleghe alle persone sbagliate”, precisa, errori gravi e non solo in merito al crollo del Morandi.

E’ ancora una volta lo scarico di responsabilità sugli altri, l’incapacità di affrontare un passaggio come quello di parlare della tragedia di Genova con sensibilità ed empatia dicendo con il cuore in mano “abbiamo sbagliato”, non perché abbiamo scelto le persone sbagliate, ma nei “nostri” comportamenti. 

Ecco dunque il sottile filo che collega queste due tragedie, “il bene prezioso perso” come lo chiama Aldo Grasso: la “responsabilità” e, aggiungo io, la capacità di esprimerla nei fatti prima ancora che attraverso le parole.

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