Crisis management: la strategia “zero-Covid” in Cina

Le immagini drammatiche e le notizie che giungono da Shanghai in merito ai lock down imposti per contenere una nuova ondata di Covid-19 nell’ambito della strategia di crisis management “zero-Covid” perseguita dalla Cina riaprono una finestra di riflessione su come sia complesso gestire le crisi ed in particolare quelle sistemiche.

La Cina ha scelta sin dall’inizio una strategia di contrasto al virus incardinata sull’idea che attraverso dei severi lock down si sarebbe potuto avere una Paese Covid19 free. Questa strategia è stata adottata da quasi tutti i Paesi, Italia in testa, nella prima fase della crisi pandemica ovvero tra il gennaio 2020 e l’inizio dell’estate di quell’anno. 

Ogni misura ha il suo “tempo”

Le crisi tuttavia richiedono flessibilità e apertura mentale per essere affrontate con efficacia. La storia ci insegna che nessuna crisi è uguale ad un altra (il Covid19 non è uguale alla Spagnola) e che nessuna fase della crisi è uguale ad una fase precedente. Questo significa che quello che ha funzionato prima non necessariamente funziona anche dopo. E questo è il caso di quanto sta avvenendo ora in Cina.

Le misure pensate per le prime varianti del Covid19 24 mesi fa non sono più efficaci per contrastare Omicron. Non solo non sono più efficaci ma a loro volta rischiano di innescare ulteriori crisi in un effetto domino difficilmente arginabili. Inoltre nelle crisi non basta prendere una decisione “giusta” ma bisogna anche prenderla nel “momento” giusto. Una decisione giusta presa al momento sbagliato nella migliore delle ipotesi non incide nella peggiore alimenta la crisi.

Effetti domino

Ed ecco quindi che il lock down mette nuovamente sotto pressione le supply chain (disruption) incluse quelle alimentari che dovrebbero rifornire una città che conta 25 milioni di abitanti. Per renderci conto è come se i cittadini del Nord Italia (Liguria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Veneto) trovassero i supermercati vuoti. 

Questo non può a sua volta che portare all’esasperazione sociale e alla fame.

Per riportare la riflessione a casa nostra bisognerebbe interrogarsi sulla bontà delle misure ancora in vigore in Italia considerato che tutto il resto dell’Europa le ha di fatto eliminate. A mio personale giudizio sono oggi controproducenti e denotano una mancanza di coraggio nelle scelte.

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