Gestione crisi Covid19: il “Modello Italia”​ si schianta

«In Italia si è sbriciolato il sistema di controllo sul virus» dichiara oggi il Prof. Crisanti in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera. Il controllo dell’epidemia “è finito fuori controllo”. Il “Modello Italia” di gestione di crisi, aggiungo io, propagandato dalla comunicazione di Palazzo Chigi si schianta contro l’evidenza dei fatti.

Diciamo che non abbiamo imparato bene la lezione della prima ondata, quando eravamo riusciti a riportare i contagi a zero. Non sono stati fatti i necessari investimenti in sorveglianza e prevenzione, l’unico sistema possibile per bloccare i focolai. Quando abbiamo riaperto scuole e attività non c’è stato un parallelo aumento della capacità di fare test, l’unica cosa che ci avrebbe difeso. In ogni caso, non è giusto dare la colpa al solo comportamento degli italiani, che sono vittime di quello che sta accadendo».

Andrea Crisanti

Il “Modello Italia” propagandato per mesi dalla macchina di comunicazione di Palazzo Chigi si è quindi schiantato contro il muro della realtà. Non poteva essere altrimenti la propaganda senza sostanza ha le gambe corte. E uno degli errori da evitare in una situazione di crisi è proprio quello di costruire una comunicazione non sostenibile nel tempo. Questo è uno dei “reality checks” che accompagna la seconda ondata pandemica che insieme a distruggere il mito del “Modello Italia” spazza via anche la falsa narrazione dell’imprevedibilità dell’evento pandemico spacciata agli italiani da fine febbraio in poi. Non è infatti più possibile raccontare agli italiani che la seconda ondata non era prevedibile.

Il Re è nudo

I numeri ai quali stiamo assistendo puntano chiaramente e con forza il dito verso tutta l’impreparazione e l’improvvisazione della gestione e della comunicazione di crisi dell’evento pandemico da parte dei nostri governanti. E non solo nella Fase 1.

Come molti hanno osservato i mesi estivi sono stati letteralmente sprecati. Invece di prepararsi per l’autunno/inverno Governo e Governatori hanno preferito crogiolandosi nel caldo tepore dell’estate e coltivare la falsa illusione di vivere in un’isola felice. 

L’errore compiuto dai partner europei a febbraio ignorando quanto stava accadendo in Italia è identico a quello commesso dal Governo di Giuseppe Conte che ha ignorato i dati allarmanti che stavano emergendo in tutta Europa già a partire da fine agosto.

Non possiamo ignorare le gravissime lacune intellettuali organizzative di pianificazione e di comunicazione dell’attuale classe politica e dei vertici delle burocrazie ministeriali. L’attesa e il rinvio anziché l’anticipazione e l’azione (vedi ad esempio Taiwan) da parte di uomini incompetenti e impreparati ci hanno portato alla situazione attuale.

La propaganda istituzionale

Seri appunti devono anche essere mossi alla comunicazione della Presidenza del Consiglio che si è posta come obiettivo l’esaltazione del Premier anziché aumentare il grado di consapevolezza degli italiani circa l’imprevedibilità dell’evoluzione dello scenario e della difficoltà di navigare territori sconosciuti. In poche parole una comunicazione finalizzata ad un dividendo politico anziché all’interesse della Nazione.

Questo è il risultato di una mancanza di etica della comunicazione, di una profonda ignoranza su come si comunica in una situazione di crisi e della presa in ostaggio della comunicazione istituzionale da parte della propaganda politica.

Cure intensive, farmaci e vaccini

Abbiamo vissuto nella falsa illusione che la crisi sanitaria fosse stata abilmente superata. In realtà era solo stata arginata grazie all’impegno del nostro personale sanitario certo non grazie alla gestione di crisi del Governo. Ma l’appuntamento con il collasso delle terapie intensive appare ora solo rinviato. A differenza del periodo primaverile il fenomeno potrebbe non interessare 2/3 regioni ma ben 10, secondo le ultime informazioni disponibili.

I dati del ministero della Salute e Iss: i reparti vicini al superamento della soglia limite del 30% di posti per i malati Covid. Mancano anche anestesisti e rianimatori. Il ministro: “Dove sono finiti i ventilatori mandati dal commissario per l’emergenza?”. E lui: “I territori non hanno attivato 1600 posti”. L’allarme di Ricciardi: “Le Asl non sono più in grado di tracciare i contagi”

Ricordo per la cronaca che non più tardi del 30 settembre il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri dichiarava ad Euronews in un servizio intitolato “Covid-19, esiste davvero un “Modello Italia”?, che 

La seconda ondata non ci troverà impreparati.

Intanto sul fronte terapeutico vale la pena ricordare i risultati del trial “Solidarity” promosso dall’OMS:

The Solidarity Trial published interim results on 15 October 2020. It found that all 4 treatments evaluated (remdesivir, hydroxychloroquine, lopinavir/ritonavir and interferon) had little or no effect on overall mortality, initiation of ventilation and duration of hospital stay in hospitalized patients. 

Ed è ugualmente utile ricordare che Johnson & Johnson ha recentemente sospeso il trial del proprio vaccino contro il Covid19 così come Eli Lilly ha messo in “pausa” il proprio trattamento a base di anticorpi monoclonali. 

Mentre sul fronte sanitario quindi non abbiamo una terapia efficace, difficilmente accetteremo i vaccini cinesi e quelli sviluppati dalle multinazionali occidentali sembrano comunque avere delle tempistiche più lunghe rispetto a quanto ottimisticamente annunciato, la crisi avanza su altri fronti.

La dimensione economica

Archiviati velocemente gli Stati Generali dell’Economia convocati in pompa magna a metà giugno dal Premier Conte, evento costruito a soli fini propagandistici, e riposto in un cassetto il libro dei sogni dei 100+ progetti del Piano Colao (ricordate?), coalizione di Governo e opposizioni hanno trascorso l’estate a discutere di MEF e Recovery Fund. Il Piano del Governo per accedere al Recovery Fund è consultabile qui senza ente emittente, senza data, senza alcuna indicazione di chi lo abbia elaborato. Si tratta di un vizio comune nella nostra PA considerato che anche il Piano Pandemico Nazionale 2007 (mai aggiornato) che potete invece trovare qui non riporta alcun riferimento che permetta di identificare quando e da chi sia stato redatto.

Intanto il Fondo Monetario Internazionale che questa settimana ha previsto per l’Italia un PIL 2020 a -10,2%. Si tratta di una contrazione che secondo Confindustria ci “porta i livelli indietro a quelli di 23 anni fa“, “il rimbalzo del PIL italiano nel 2021 compenserà solo parzialmente il crollo di quest’anno: nel quarto trimestre del prossimo anno il livello del reddito sarà ancora inferiore di oltre il 3% rispetto a fine 2019. E molto lontano dai massimi di inizio 2008, di circa otto punti percentuali”.

La dimensione sociale

A questa situazione dobbiamo aggiungere anche le imprevedibili conseguenze che avrà a fine anno la fine del blocco dei licenziamenti recentemente annunciata dal Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli. 

Vi è infine anche una dimensione legata alla salute mentale degli italiani di cui si parla poco. Recenti studi mettono in evidenza una crescita dell’ansia e dello stress in una consistente parte della popolazione. Tutto questo non deve essere sottovalutato poiché la “rabbia” è una delle emozioni che molto spesso emerge violentemente durante una crisi.

In conclusione continuiamo a navigare un universo incerto e tempestoso. Purtroppo senza piloti all’altezza.

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