Gestione di crisi e Covid-19: sfatiamo 2 false narrazioni

Nell’ottica di un ragionamento che sto via via affinando circa le modalità con le quali il Governo italiano ha gestito la crisi Covid-19, condivido l’approfondimento del collega e amico Luca Poma  “Nuova analisi internazionale sulla gestione Codvid-19: Italia “maglia nera” nelle strategie di gestione della pandemia” che trae spunto da un articolo di Forbes che a sua volta riprende l’analisi svolta dalla società Deep Knowledge Group.

Queste riflessioni si aggiungono all’interessante articolo pubblicato il 27 marzo scorso da HBR che prendeva in esame gli errori commessi in Italia nella gestione della crisi sanitaria, e a numerosi altri.

Avviare la Riflessione sulla Gestione di Crisi

Da diverse settimane ormai mi interrogo quindi su come il nostro Paese abbia gestito fino ad oggi e continui a gestire questa crisi epocale. Nella complessità della situazione e nella prorompente infodemia è infatti mi è difficile riuscire a trovare un punto di partenza per la mia riflessione. 

Da osservatore con una discreta conoscenza della tematica ho infatti la netta percezione che gli eventi non siano stati ben gestiti. L’approfondimento della lista degli errori commessi sia sotto il profilo della gestione sia della comunicazione mi interessa poco e lascio volentieri ad altri il compito.

La domanda che mi affascina non è il “se” siano stati commessi errori (la risposta è per me evidente) o “quali”, ma piuttosto il “perché”.

Perché sono stati commessi errori da parte del Governo nella gestione di crisi Covid-19 e cosa deve cambiare per evitare si commettano di nuovo in futuro?

Come dicevo da diverse settimane sono alla ricerca di un punto di partenza di questa riflessione. E mi sono convinto che per trovare il bandolo della matassa sia prima necessario sgombrare il terreno del pensiero da due false narrazioni.

Narrazione 1: chi poteva immaginarselo?

La prima di queste narrazioni è quella che mira ad esaltare l’imprevedibilità e la straordinarietà dell’evento pandemico. “Chi poteva immaginarselo?” è l’espressione che in queste settimane abbiamo spesso sentito da amici e conoscenti, che abbiamo letto nei giornali o ascoltato nelle dichiarazioni di uomini politici e di Governo. La narrazione ha come logico obiettivo quello di difendere l’impreparazione.

Questa narrazione è falsa. Esiste infatti ormai una nutrita documentazione che la smentisce. La concreta possibilità che potesse svilupparsi un evento pandemico era stata chiaramente evidenziata dal OMS dopo la SARS tant’è che la stessa organizzazione raccomandò all’epoca a tutti i paesi di predisporre piani pandemici. E non a caso l’Italia stessa si dotò di un piano pandemico, il “Piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale”.

Nel sommario esecutivo del corposo documento messo a punto dal Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie Infettive (che non riporta data ma che dovrebbe risalire al 2008 (!) e che non sembra sia mai stato aggiornato) si legge:

“Dalla fine del 2003, da quando cioè i focolai di influenza aviaria da virus A/H5N1 sono diventati endemici nei voltatili nell’area dell’estremo oriente (…) è diventato più concreto e persistente il rischio di una pandemia influenzale. Per questo motivo l’OMS ha raccomandato a tutti i Paesi di mettere a punto un Piano Pandemico e di aggiornarlo costantemente seguendo linee guida concordate”.

Mi riprometto di tornare sul Piano Pandemico italiano sviluppato dal CCM in un prossimo scritto perché il bandolo della matassa dell’analisi e del ragionamento deve partire proprio da qui. 

E in questo contesto apro una parentesi segnalando l’ottimo articolo di qualche giorno fa di Filippo Curtale (Direttore UOC Rapporti internazionali, INMP Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e il contrasto delle malattie della Povertà) su Salute Internazionale che esamina la (mancata) applicazione del Piano Pandemico sotto il profilo prettamente sanitario. Scrive Filippo Curtale:

Il piano pandemico è stato ignorato, il virus entrato in Italia ha circolato liberamente per settimane, le competenze epidemiologiche italiane non sono state attivate.

Tornando al tema della narrazione, nel 2005 l’OMS pubblicava un documento “Epidemic Alert & Response – WHO checklist for influenza pandemic preparedness planning”. La prefazione di quel documento è illuminante. Invitandovi a leggerla vi riporto qui un passaggio illuminante:

The rate of spread is rapid, and countries initiate travel restrictions and quarantine measures. Educational institutions are closed. Widespread panic begins because supplies of antiviral drugs are severely limited and a suitable vaccine is not yet available.

Lo scenario era quindi ampiamente noto. Tanto noto che l’ex Presidente degli Stati Uniti Barak Obama avvertiva gli americani nel 2014 circa la necessità di investire e prepararsi su scala globale per una pandemia influenzale.

Inoltre, come rivelava il New York Times lo scorso 19 marzo lo stesso dipartimento della Salute USA lanciava nell’agosto 2019 una simulazione chiamata “Crimson Contagion” su questo scenario mettendo in evidenza l’impreparazione dell’Amministrazione USA.

A mia volta avevo partecipato nel ottobre 2018 ad una simulazione basata su uno scenario pandemico.

L’evento non era quindi né inaspettato, i primi casi dalla Cina furono di pubblico dominio ben prima dello scoppio dell’epidemia in Italia, né imprevedibile. La realtà è che l’evento era stato ampiamente previsto.

Narrazione 2: il Governo ha comunque operato bene

Derivante dalla prima narrazione vi è la seconda. Ovvero che a fronte della assoluta imprevedibilità dell’evento il Governo e le Regioni abbiano comunque operato bene. La narrazione dell’imprevedibilità è stata usata per nascondere le evidenti lacune e per giustificare la risposta (scomposta) delle istituzioni.

Le tristi statistiche dei contagi e dei morti nel nostro Paese, le criticità che stanno emergendo in questi giorni sulla gestione della crisi sanitaria da parte della Regione Lombardia e gli articoli di approfondimento citati in testa all’articolo mi sembra indichino chiaramente che si poteva e si sarebbe dovuto fare (molto) meglio.

L’interrogativo rimane

Sgombrato il campo dalle due false narrazioni l’interrogativo rimane sul tavolo. A fronte di un Piano Pandemico redatto con attenzione e dovizia e apparentemente non applicato che cosa esattamente non ha funzionato nella risposta dello Stato?

A prescindere dall’applicazione o meno del piano, già questo un tema centrale, quali sono le altre criticità sulle quali sarà necessario riflettere per migliorare in futuro la capacità di gestione e risposta a una situazione di crisi?

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