Coronavirus: quando le crisi ci toccano da vicino

Venerdì 21 febbraio ci siamo svegliati con il coronavirus in casa e ci siamo improvvisamente tutti resi conto di due cose. La prima è che le crisi esistono. La seconda, che ci toccano da vicino.

Sarà l’ironia dell’anno (bisesto e funesto) ma il 17 gennaio nel corso di un seminario a porte chiuse intitolato Navigare il mare incerto e tempestoso della crisi avevo riflettuto sul perché le crisi sono sempre più frequenti e complesse da gestire. Un mese più tardi, il 15 febbraio in occasione di #TEDxBrianza avevo parlato di come tutti noi – privati, aziende e istituzioni – siamo prima o poi chiamati a confrontarci con quello che ho chiamato il nostro “momento Morandi”. Il momento in cui i nostri più elementari punti di riferimento crollano e siamo chiamati a navigare l’universo sconosciuto della crisi. E che è bene esserne coscienti ed essere pronti.

Fino a venerdì 21 le crisi sono (quasi) sempre state degli altri. Delle aziende (Costa Crociere, Autostrade, MPS, Antonveneta ecc..). Dei correntisti. Dei profughi e degli immigrati. Di qualche amico colpito da un lutto. Crisi tutto sommato di altri. Le abbiamo “viste” comodamente seduti in poltrona. Da spettatori. 

Poi tutto d’un tratto ci siamo svegliati. 50.000 concittadini in quarantena dall’oggi al domani, un cordone di sicurezza stretto intorno a 11 comuni, il senso di sicurezza sanitaria degli abitanti del Nord Italia messo in discussione. Il terrore di essere contagiati. Bar, ristoranti, cinema, musei, sport, turismo, ospedali, imprese, commercio: tutto per aria nel giro di pochi giorni. 

Una crisi che più che sanitaria rischia di trasformarsi in una catastrofe economica. Ma le crisi sono così. Iniziano in un modo e finiscono in un altro. Si chiama concatenazione degli eventi.

In questa crisi tuttavia restano alcune certezze. 

La solita nauseante bagarre politica, amplificata non solo dai social media ma anche dai mass media schierati. Nel momento in cui sarebbe stato necessario fare fronte comune, allineare le azioni, i comportamenti e la comunicazione di Governo, politici, Governatori e Sindaci (e aggiungo mass media) nell’interesse del Paese, ecco che tutti si sono sentiti autorizzati a dare il peggio.

L’impreparazione delle istituzioni e della classe politica. Al Governo si sono succeduti quasi tutti, nessuno qui ha alibi. Tuttavia nessuno ha sentito il dovere di chiedersi se il Paese e le sue istituzioni fossero pronte a confrontarsi con uno scenario di questo tipo. Né ben prima che il virus saltasse da una specie all’altra (anche se i precedenti erano già noti) né dal momento in cui il Covid-19 ha fatto la sua comparsa in Cina.

Il costo dell’impreparazione nella gestione di crisi è potenzialmente enorme. Corna, toccatine e cornetti servono a poco. Quello che serve è investire in una metodologia di preparazione che permetta poi di rispondere efficacemente alle molteplici e contemporanee sfide poste dalla gestione di crisi del complesso mondo nel quale viviamo.

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