Magistratura apre indagine su gestione di crisi Covid-19

Nella già complessa gestione di crisi Covid19 si inserisce un nuovo interessante elemento: l’apertura di un’indagine da parte della magistratura. Il Premier Giuseppe Conte, il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Ministro degli Interni Luciana Lamorgese sono stati chiamati dai magistrati di Bergamo, guidati dalla procuratrice capo Maria Cristina Rota nell’abito dell’indagine avviata sui morti e la mancata zona rossa di Alzano Lombardo e Nembro in Bassa Valseriana e nata dagli esposti dei parenti. 

Magistrati al lavoro

Secondo quanto riportano alcuni mezzi di informazione a Bergamo sarebbero già stati sentiti il presidente lombardo Fontana e l’assessore Gallera e ieri a Roma il presidente dell’Iss Brusaferro. Giuseppe Conte e i ministri della Salute Speranza e dell’Interno Lamorgese, vengono sentiti come “persone informate dei fatti”.

I magistrati secondo quanto scrive Paolo Mazzanti su inpiù “stanno ricostruendo tutti i passaggi della catena di comando, di decisioni, norme, decreti e circolari che regolano la materia. Definito nel dettaglio il quadro decisionale, sarà possibile valutare eventuali responsabilità penali. Chi aveva il potere di istituire la zona rossa? Poteva farlo in autonomia la Lombardia, come fece in quel periodo il presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini nel Comune di Medicina; o era una prerogativa del governo (che in Valseriana aveva già dislocato i militari), come aveva lasciato intendere improvvidamente la Rota? E i ritardi, col ping pong tra Roma e Milano, hanno aumentato il tasso di mortalità, o le vittime ci sarebbero state ugualmente?”.

I precedenti

A memoria (ma posso sbagliare) questa è la terza volta che la magistratura apre indirettamente un’inchiesta sulla “gestione di crisi” da parte delle istituzioni.

La prima volta è stato in occasione del terremoto dell’Aquila dove sotto processo è finita la comunicazione di crisi della Commissione Grandi Rischi. Qui il mio articolo. La seconda in occasione della tragedia dell’Hotel Rigopiano dove il GIP ha poi disposto l’archiviazione per 22 indagati finiti sotto inchiesta per i ritardi nell’attivazione del Core della Regione Abruzzo. E adesso per il Covid-19.

A prescindere dai reati ipotizzati e dalle responsabilità che saranno eventualmente accertate dai giudici, l’iniziativa mi sembra particolarmente interessante per diversi motivi.

Le Domande in Attesa di Risposta

Il primo aspetto riguarda la mancata attivazione del Piano Pandemico Nazionale da parte del Ministro della Salute. Le domande che mi pongo sono diverse. Perchè il piano che risale al 2006 non è mai stato aggiornato? Che cosa prevedeva il Piano e che cosa concretamente hanno predisposto il Ministero della Salute e le Regioni in questi anni? Quando è stato esercitato il piano e quali sono stati i key learning, le criticità riscontrate, le raccomandazioni e le azioni migliorative introdotte? Perché nel caso del Covid19 si è deciso di non applicarlo, o ci si è scordati della sua esistenza?

Anche sotto il profilo della gestione di crisi sono molte le domande che attendono risposta. Perché si è scambiata una situazione di crisi per un’emergenza? Perché la Presidenza del Consiglio ha deciso di non attivare la Difesa Civile e attivare invece la Protezione Civile organismo preposto alla gestione delle emergenze? Quali cabine di regia (unità di crisi) sono state attivate, quando e con quali obiettivi? Come è stata coordinata la risposta con le Regioni e quanto è stata tempestiva?

E ancora, l’organizzazione dello Stato e delle istituzione è adeguata per rispondere ad una situazione di crisi (non di emergenza) ? Quali sono i vincoli normativi e legislativi esistenti e di ostacolo ad una adeguata gestione di crisi e quali quelli che devono essere previsti per avere in futuro un sistema efficiente?

La comunicazione di crisi è stata gestita secondo le best practice internazionali? Si sarebbe dovuta organizzare meglio? Avrebbe potuto essere più efficace? Le narrazioni proposte sono state corrispondenti ai fatti e reali?

Infine, quali gli obiettivi delle 15 Task force costituite? Quale il lavoro svolto e le risultanze? Come il lavoro delle Task Force è stato di aiuto nella gestione della crisi? Erano necessarie?

Il Dpcm 5 maggio 2010 e la Gestione di Crisi

Non si tratta di domande banali. Vanno infatti al cuore del sistema nazionale di gestione di crisi istituito dal DPCM 5 maggio 2010, presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (GU n139 del 17.6.2010) che definisce “la composizione e le attribuzioni degli  organi  decisionali  e  del  consesso interministeriale di supporto, per l’adozione delle misure di prevenzione, risposta e gestione delle situazioni di crisi” mettendone in evidenza i limiti

E come sempre è necessario un evento critico evidenziare i limiti del “pensiero”. Il sistema di crisi nazionale è infatti stato sì pensato per la gestione di crisi in senso lato ma viene sostanzialmente associato alle crisi internazionali gestite in ambito “ONU, NATO, UE ed OSCE o in ambito di altre organizzazioni internazionali di cui l’Italia è Paese membro” come recita l’Articolo 3. Questo nonostante lo stesso articolo reciti “L’organizzazione per le crisi opera analogamente, a seguito di determinazione del Presidente del Consiglio dei Ministri, in ogni altra situazione di crisi che richiede l’assunzione di decisioni governative nazionali, coordinate in sede interministeriale, quando il coordinamento non può essere effettuato attraverso i consessi interministeriali esistenti”.

Nasce quindi spontaneo chiedersi perché in occasione del Covid-19 non sia stata attivata la struttura di risposta alle crisi predisposta dallo Stato, ovvero quella prevista dal DPCM del 5/5/2010 e si sia invece deciso di gestire un evento critico e sistemico (crisi sanitaria, sociale, economica, ecc…) attraverso una struttura, quella della Protezione Civile, pensata invece per rispondere alle emergenze.

Ripensare il sistema

E’ da inizio marzo, dinanzi all’evidente incapacità di gestire gli eventi, che mi sto interrogando su come lo Stato sia organizzato per gestire situazioni di crisi, sui limiti e sugli errori commessi. Alcune delle domande che mi sono posto le ho elencate in precedenza ed è possibile che la magistratura potrà fornire delle risposte. 

Altre sono oggetto da aprile di una riflessione che ho avviato con una dozzina di esperti di diverse discipline e con in quali mi sto confrontando nel tentativo di capire innanzitutto cosa sia effettivamente successo. Questo per poi identificare quali azioni dovranno essere intraprese per ripensare un “sistema”, quello attuale, che appare assolutamente inadeguato a rispondere alla complessità delle crisi del 21° secolo. Il tutto a prescindere dall’inquilino seduto a Palazzo Chigi.

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