Papa Francesco su parole e comunicazione

Papa Francesco, come diversi suoi predecessori, ha ampiamente compreso l’importanza della comunicazione. In una serie di interessanti e recenti conversazioni con il suo Dicastero per la comunicazione (Dpc) e l’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), riportate qui da Avvenire si è brevemente soffermato su tre aspetti: il ruolo del giornalista nell’era digitale, l’importanza delle parole e l’approccio comunicativo. Lezioni utili per chiunque si occupa di comunicazione (anche quella di crisi).

Il ruolo del giornalista

Riferendosi al ruolo del giornalista papa Francesco ha spiegato che “nell’era del web il compito del giornalista è identificare le fonti credibili, contestualizzarle, interpretarle e gerarchizzarle”, rovesciando se necessario l’ordine delle notizie.

La differenza rispetto al passato (ndr) è sicuramente nella maggiore importanza della verifica delle fonti che dovrebbe oggi essere al centro dell’operato del giornalista, compito che spesso non viene adeguatamente svolto complici la fretta e la scarsa professionalità.

Una lezione che viene da lontano

Più interessante dal mio punto di vista il passaggio dedicato all’uso delle parole ampiamente riportato dal The Guardian. Che cosa ha detto papa Francesco? Sostanzialmente che è necessario

“Passare dalla cultura dell’aggettivo alla teologia del sostantivo”

Nel discorso al team comunicazione del Vaticano il Papa ha sparato a zero contro l’uso degli “aggettivi” spiegando, nel suo tipico stile, che è “allergico a queste parole”.

“Siamo precipitati nella cultura degli aggettivi e degli avverbi e ci siamo dimenticati della forza dei sostantivi. (…) Una delle missioni della comunicazione è quella di comunicare con realismo, senza usare aggettivi e avverbi per addolcire”

Le sue parole mi ricordano una delle prime lezioni impartitemi da mio padre, ex giornalista e tra i primi relatori pubblici in Italia (1963), che alla fine degli anni ’80 – quando muovevo i miei primi passi nel mondo delle relazioni pubbliche – mi invitava a non utilizzare aggettivi nella redazione dei comunicati stampa. Predicava una comunicazione asciutta aderente alla realtà anche quando si trattava di comunicazione di prodotto. Perché – diceva – una cosa è l’ufficio stampa altra cosa è la pubblicità.

Non fare pubblicità

E come dovrebbe essere la comunicazione secondo il papa? Rivolgendosi al Dpc ha detto:

“Una delle cose che non dovete fare è fare pubblicità, pura pubblicità. Non dovete comportarvi come le imprese che cercano di attrarre più persone… Per usare una parola tecnica non dovete fare proselitismo”

Sono passati trent’anni e non ho mai scordato quella lezione che mi sembra sia oggi – nel mondo “iper” nel quale viviamo – ancora più attuale di allora.

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