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“Qui Radio Crosetto”: comunicazione one-to-many e lezioni per la gestione di crisi

“Bip bip, qui Radio Crosetto!”. L’espressione, ripresa oggi da Tommaso Labate sul Corriere della Sera, racconta un episodio che va ben oltre la cronaca politica. Si tratta, in realtà, di un caso interessante — e per certi versi paradigmatico — di applicazione concreta di uno dei principi cardine della comunicazione di crisi.


Velocità, disintermediazione, simultaneità


Secondo quanto riportato, il Ministro della Difesa Guido Crosetto utilizza un sistema di comunicazione diretta “one-to-many” per inviare aggiornamenti riservati sulla situazione nel Golfo Persico ai leader dell’opposizione.


Al di là delle implicazioni politiche, il modello adottato riflette tre elementi fondamentali della comunicazione in crisi contemporanea:

• Rapidità: l’informazione arriva tempestivamente

• Fattualità: aggiornamenti sintetici e orientati ai fatti

• Disintermediazione: accesso diretto agli stakeholder, senza filtri


In contesti ad alta volatilità, questi tre fattori rappresentano la differenza tra controllo narrativo e perdita di fiducia.


Il limite: l’assenza di “onboarding” degli stakeholder

Il caso evidenzia tuttavia anche una criticità rilevante. Uno dei destinatari, Angelo Bonelli, ha letto uno dei messaggi in diretta televisiva, apparentemente senza coglierne la natura confidenziale. Questo episodio mette in luce un aspetto spesso sottovalutato:


Un sistema di comunicazione, per quanto efficace, fallisce se gli stakeholder non sono preparati a riceverlo.


L’assenza di un allineamento ex ante — su finalità, modalità e livello di riservatezza — può trasformare uno strumento strategico in un potenziale fattore di rischio.


Il riconoscimento del valore istituzionale


Nonostante l’incidente, il valore dell’approccio è stato colto chiaramente. Come sottolineato da Carlo Calenda:


Un’attenzione non scontata che va nel senso dell’auspicata collaborazione istituzionale in un momento drammatico.

Ed è proprio questo il punto chiave: la comunicazione in crisi non è solo informazione, ma anche costruzione di fiducia e coordinamento tra attori.


Lezioni per le aziende

Ciò che osserviamo in ambito istituzionale è perfettamente trasferibile al mondo corporate. Un sistema efficace di comunicazione “one-to-many” in crisi richiede:

  • Preparazione in tempo di pace: definizione di processi, strumenti e responsabilità prima che la crisi si manifesti.

  • Architettura multi-canale e multi-stakeholder: capacità di raggiungere simultaneamente pubblici diversi (interni ed esterni).

  • Team allenati: strutture in grado di gestire flussi informativi in tempo reale, mantenendo coerenza e controllo.

  • Onboarding degli stakeholder: chiarezza preventiva su come funzionerà il sistema, su cosa aspettarsi e su come comportarsi.


Un ultimo punto: la sicurezza


Infine, una considerazione non secondaria. L’adozione di sistemi di comunicazione diretta ad alta sensibilità informativa impone una riflessione rigorosa sulla cybersecurity e sulla sovranità del dato. L’utilizzo di piattaforme non adeguatamente protette può trasformare un vantaggio operativo in una vulnerabilità critica.


Conclusione

Il caso “Radio Crosetto” dimostra come la comunicazione in crisi stia evolvendo verso modelli sempre più diretti, rapidi e multistakeholder. È una direzione non solo inevitabile, ma necessaria. A condizione, però, che venga accompagnata da:

  • progettazione strategica,

  • disciplina operativa,

  • e una piena consapevolezza dei rischi.


Immagine generata da ChatGPT su prompt TT&A Advisors raffigurante una mano che tiene uno smartphone sul quale compare la parola Allertamento, la data del 18 marzo aggiornamento ore 09.00 e del testo.
I sistemi di comunicazione one to many permettono di inviare simultaneamente messaggi su piattaforme diverse
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